«Non si può andare avanti con le autoassoluzioni. M5S dev’essere più autonomo dal Pd. Se dovesse servire una scossa, sono pronta a dare le dimissioni da vicepresidente». Così parlò Chiara Appendino all’assemblea congiunta del Movimento successiva alla batosta in Toscana, la terza in tre settimane, dopo Calabria e Marche. La notizia non sta nelle dimissioni, che o si danno o, se si minacciano, indeboliscono solo chi le paventa. La notizia è che Appendino sia ancora vicepresidente di Cinque Stelle e voglia far credere all’improvviso che la carica conti qualcosa. Per la cronaca, con lei c’è l’impalpabile Michele Gubitosa, la capessa Paola Taverna, vicinissima a Conte, e i mai pervenuti Riccardo Ricciardi e Mario Turco.

La scossa è stata talmente impercettibile che Conte sostiene di non averla avvertita. Di certo l’avvocato del popolo, che è padre e padrone del partito più di Beppe Grillo, se l’è legata al dito e presenterà il conto.

Ieri però ha fatto il finto tonto, cosa che gli riesce benissimo: «Appendino? Non c’è stato nessun annuncio di dimissioni, altrimenti me ne sarei accorto. E poi siamo tutti in scadenza, anch’io, per cui le dimissioni di Chiara ora non avrebbero nessuna logica». Per capirne di più, non resta che vedere se l’ex sindaco di Torino sarà confermata alla vicepresidenza.