L’ultima trovata di Ultima Generazione è il boicottaggio della spesa. «Dall’11 ottobre ogni sabato non andiamo a fare la spesa!», scandisce lo slogan sul sito del gruppo antagonista assurto agli onori delle cronache per i blocchi stradali contro il cambiamento climatico. Le motivazioni (o presunte tali) a supporto di quest’ultima iniziativa sono diverse. La più mirata è questa: «I prezzi del cibo aumentano sempre di più ma a guadagnare sono i supermercati e l’agribusiness e non gli agricoltori!».

Che il reddito dei coltivatori sia compresso è un fatto assodato, ma dopo la fiammata inflazionistica che ha provocato un rincaro del carrello della spesa nell’ordine del 25% sono ben pochi i soggetti della filiera agroalimentare che fanno lauti guadagni. Puntare il dito contro le catene della distribuzione, però, è da fessi. Mai come ora le insegne sono state sottoposte a una fortissima pressione competitiva. Con operazioni promozionali che tagliano anche oltre il 50% i prezzi dei prodotti in offerta. Una scelta dettata dal forte calo degli acquisti in volume che segna il settore da almeno due anni a questa parte. Ben pochi lo sanno ma molte insegne si sono scontrate duramente con i big dell’industria alimentare che le accusano di praticare sconti eccessivi.