«Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca». Esattamente 220 anni dopo che Napoleone pronunciò questa frase autoincoronandosi Re d’Italia, quattro ladri hanno sfidato la “grandeur” francese e non solo hanno “toccato”, ma hanno rubato i gioielli della corona di Francia appartenuti alla dinastia Bonaparte. Non è un Arsenio Lupin, né una banda specializzata in furti d’arte, come quella del film “Ocean’s Twelve”, ad aver realizzato il colpo nel museo più grande del mondo, nel cuore di Parigi. Secondo la grande esperienza maturata negli anni dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, i ladri potrebbero avere un profilo di medio livello. Dopo aver scoperto delle falle nel sistema di sorveglianza del Louvre, e magari con la complicità di un dipendente infedele, si sono ingolositi del “facile” bottino.

Un bottino che però “scotta” e del quale avranno l’interesse a disfarsene il prima possibile, anche svendendolo, e accontentandosi magari di 200mila euro. Opere d’arte di questo livello, infatti, fanno vari passaggi di mano prima di arrivare al mercante d’arte che sa piazzarle al destinatario finale. Normalmente - come spiegano i carabinieri del Tpc - c’è uno scollamento tra chi fa il furto materialmente e chi si occupa della vendita: non sono quasi mai le stesse persone.