Nella notte tra il 21 e il 22 agosto 1911, il Louvre è chiuso per manutenzione.

Un uomo, vestito da operaio, si aggira nel Salon Carré, dove è esposto il ritratto più celebre del mondo. Poche ore dopo, la Gioconda di Leonardo da Vinci scompare. Fu l'inizio del furto più celebre nella storia dell'arte. Dietro al colpo c'era Vincenzo Peruggia, imbianchino originario di Dumenza, in provincia di Varese.

Convinto - erroneamente - che il dipinto fosse stato trafugato da Napoleone e deciso a "riportarlo in Italia", mise a punto un piano tanto semplice quanto audace: lavorando per la ditta incaricata della manutenzione del museo, conosceva le abitudini del personale e le misure di sicurezza. Quel giorno staccò la tavola dalla cornice, la nascose sotto il cappotto e si dileguò indisturbato.

Quella notte in cui un italiano rubò la Gioconda

La sparizione venne scoperta soltanto il giorno dopo. In un primo momento si pensò a un errore d'inventario o a un prestito non registrato. Poi l'incredulità lasciò spazio all'evidenza: la Gioconda era stata rubata. Le indagini, che si protrassero per oltre due anni, coinvolsero anche figure di spicco dell'avanguardia culturale come Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso, entrambi sospettati e poi scagionati.