Ogni generazione crede di aver trovato il giusto equilibrio tra tradizione e novità, finché non arriva la successiva a dire “possiamo farlo meglio”. Nel cibo, il confine è ancora più delicato: un vigneto non è solo un terreno, una cucina non è solo un locale, un caffè non è solo un rito. Sono ponti tra chi ha iniziato e chi vuole continuare. Ed è proprio su un ponte, fatto di memoria, responsabilità e desiderio di lasciare il segno, che si è sviluppato il talk “Generazioni a confronto. Passaggio di testimone tra continuità e rivoluzione” al Festival del Gusto, moderato da Lorenzo Cresci.

A esplorarlo, quattro sguardi differenti: chi vive la transizione da dentro, come Susy Ceraudo imprenditrice del vino della Società agricola Ceraudo, chi la filtra ogni giorno attraverso una brigata di cucina come Valeria Piccini, cuore e anima del ristorante Caino, chi la governa in una filiera che attraversa un secolo, come Agata Segafredo, direttrice della Comunicazione di Esse Caffè e chi, come l’antropologa Elisabetta Moro, ne osserva i codici culturali, leggendo nei passaggi generazionali il modo in cui il cibo diventa identità, simbolo e racconto collettivo. Nel vissuto di Susy Ceraudo ereditare un’azienda agricola non significa avere già una direzione, ma accettare che il lavoro sia una curva continua tra cadute e soddisfazioni. Nessun “punto di arrivo”, solo la consapevolezza che ogni passo va riconquistato.