Da quando ho imparato a leggere, non ho mai smesso di sottolineare i libri. È più forte di me: tutti i miei testi - specialmente quelli che mi piacciono di più - sono pieni di frasi sottolineate che, quasi certamente, non rileggerò mai. Eppure, continuerò imperterrita a farlo.Ho condiviso questa semplice constatazione qualche tempo fa sul social Thread e ho scoperto che ci sono (ancora) tanti sottolineatori seriali come me. Una folta schiera di marcatori indefessi che si divide in una frangia più tradizionalista, fedele ai tratti di matita scolpiti (ma senza esagerare) sulle pagine di carta e una più progressista passata agli evidenziatori - pardon: highlight - digitali dei dispositivi elettronici. Ma che, in entrambi i casi, rimane ancora oggi ancorata all’idea molto romantica del segno che imprime il legame intimo e silenzioso tra l‘autore e noi. Una traccia lasciata per ritrovarsi magari in futuro e capire se, come e quanto ci siamo evoluti.Oggi, però, quell’atto così privato ha cambiato aspetto e, in parte, intenzione: le sottolineature non restano più confinate nei meandri intimi e - più o meno - segreti delle pagine di carta, ma si fanno largo tra i pixel, diventando linguaggio pubblico e contenuto da condividere, strumento identitario, manifesto di riconoscimento. Gli e-reader come Kindle permettono infatti di evidenziare un passaggio e renderlo visibile anche ad altri utenti, innescando una catena di reazioni. Goodreads, Instagram e TikTok amplificano l’effetto e, così, (anche) le frasi evidenziate diventano potenzialmente virali, trasformandosi in storie, post, reel con screenshot da collezionare e meme letterari da far girare. Le sottolineature non sono più note private e/o un ausilio alla memoria, ma viaggiano e diventano un gesto social(e), una traccia per (riba)dire chi siamo, creando un codice di appartenenza con le parole degli altri.A questo proposito, vale la pena sottolineare - ops! - che gli highlight digitali hanno tuttavia anche un altro risvolto, decisamente meno romantico ma più potente: quello algoritmico. Piattaforme come Amazon raccolgono infatti milioni di evidenziazioni degli utenti per costruire su di loro le cosiddette Popular Highlights, che orientano suggerimenti e vendite. Non è un caso che alcune delle frasi più sottolineate al mondo non provengano da classici della letteratura, ma da bestseller contemporanei come The Hunger Games di Suzanne Collins o dai manuali motivazionali: il leit motiv Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, attribuito a Gandhi, è diventato ricorrente e imprescindibile in qualsiasi saggio di crescita personale.Ma non tutti i serial underliner si sono spostati sul digitale e/o su una versione di lettura condivisa. C’è chi ancora difende strenuamente le tracce imperfette sul foglio di carta: righe storte tracciate di fretta, note e appunti a margine che dialogano con il testo. E che nessun algoritmo potrà mai replicare. È una memoria fisica che resiste alla smaterializzazione della nostra società. E che, come ha replicato in versi l’utente Marco Esposito Albini al mio thread: «Non per l'archivio, né per la memoria, ma per il lampo di un'epifania, tu lasci un segno dentro quella storia, a dirle: "Qui sei stata un po' più mia"». Ed è proprio così.Sempre su Thread, Roberto Uggeri mi ha invece scritto che lui, addirittura, le frasi le copia e incolla su Anobii (anche se non ne ha «mai riletta una»), mentre Stefano Ceresa va oltre: “Per certi libri a cui tengo, per non rovinarli, compro online edizioni da battaglia, economiche, così le scribacchio quanto voglio”.Più che contrapporsi, sembra che questi gesti - pubblici e privati - si completino l’un l’altro. Sottolineare i libri è sempre una mossa per prendere posizione, sentirsi parte di qualcosa, vuol dire questo per me è importante, mi riguarda, voglio ricordarlo. Parla insomma del modo in cui siamo, in cui ci riconosciamo (e/o vogliamo essere riconosciuti). E, dalla grafite della matita all’hashtag, l’obiettivo è pressoché identico: ricordare ciò che ci coinvolge e ci tocca da vicino. Come mi ha suggerito l’editor di Winleoo @doppiavirgola: «Magari, un giorno, quelle frasi sottolineate le leggerà qualcun altro e si ritroverà un po'» (io che sono più pragmatica, invece, temo sempre che mi odierà per aver «rovinato» il libro o per averlo in qualche modo «influenzato»). In entrambi i casi, quella frase rimarrà (per) sempre parte della nostra identità, di chi siamo stati e - forse - non siamo più.