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I racconti riguardo agli studenti fuorisede che tornano nella loro città dopo un semestre e parlano già con un accento diverso rispetto a quando erano partiti si assomigliano tutti, non solo in Italia. Quando capita di vivere per lungo tempo in un luogo lontano dal paese in cui si è cresciuti, acquisire l’accento della lingua parlata in quel luogo è piuttosto comune. Fa parte di un normale processo di assimilazione involontario e graduale, anche se variabile da persona a persona.
Esistono però anche dei casi in cui le persone modificano volontariamente la cadenza e l’inflessione della loro voce, per varie ragioni. Quando imitano qualcun altro per scherzo, per esempio, o quando vogliono darsi un tono dissimulando il loro accento naturale. Altre volte lo fanno per sentirsi socialmente accettate in ambienti nuovi e tra sconosciuti. Sono casi perlopiù aneddotici, ma non così rari.
Erica Mayor, una scrittrice statunitense cresciuta in una città rurale della Georgia, ha finto per anni di essere di Londra dopo essersi trasferita a 25 anni in una città degli Stati Uniti diversa da quella in cui era cresciuta. In un articolo recente sulla rivista Psyche ha scritto di aver simulato un accento londinese inizialmente per gioco, per fare colpo su un barista, ma di averlo poi mantenuto dopo essersi accorta che quell’accento incuriosiva le persone e la faceva sentire più affascinante e popolare.







