C'è un'altra pista sulla quale sta lavorando la Procura di Roma per capire la matrice della bomba carta con un chilo di polvere pirica fatta esplodere alle 22 di giovedì scorso davanti alla villetta del giornalista Sigfrido Ranucci, a Campo Ascolano, nel comune di Pomezia, sul litorale a sud di Roma. Ed è una pista che conduce agli interessi della ndrangheta nel business dell'eolico, sponsorizzati da alcuni politici. Un tema che il conduttore di Report - come annunciato di recente - affronterà nella terza puntata del programma giornalistico d'inchiesta in onda dal 26 ottobre su Rai3. L'indizio che porta a questa pista è dato dal fatto che proprio giovedì, intorno a mezzogiorno, ossia una decina di ore prima che l'esplosivo innescato con una miccia mandasse in fiamme le auto di Ranucci e di sua figlia, è stato trasferito in una località protetta un collaboratore di giustizia che aveva fatto delle rivelazioni importanti per il servizio di Report sull'eolico.

Probabilmente la sicurezza dell'imprenditore vicino alla ndrangheta, ora "pentito", era in pericolo: qualcuno aveva scoperto la sua posizione ed era pronto a vendicarsi con lui per le informazioni riferite ai giornalisti Rai. Il trasferimento d'urgenza potrebbe aver fatto saltare i piani. Da qui potrebbe essere scaturito l'avvertimento in stile mafioso nei confronti del giornalista. Quella bomba carta potrebbe significare: "non mandare in onda quel servizio". Ma c'è di più. «Nel 2022 l'ex boss della 'ndrangheta Luigi Bonaventura, ora collaboratore di giustizia, aveva confidato ai pm romani di aver sentito dire, mentre si trovava in carcere, che ero un uomo finito - ha raccontato Ranucci - E lo aveva sentito dire da uomini legati ad altre famiglie calabresi che avevo toccato nell'inchiesta sugli appalti all'Arena di Verona e il denaro sporco della ndrangheta». Ebbene, il pentito che è stato trasferito giovedì in una località top secret è vicino alle famiglie di cui parlava Report in quel servizio. Questa è un'ipotesi investigativa tutta da verificare nel fascicolo aperto dal pm della Dda capitolina Carlo Villani, che indaga per danneggiamento e fabbricazione di materiale esplodente aggravati dal metodo mafioso.