Papa Leone XIV canonizza questa mattina in piazza San Pietro Bartolo Longo, fondatore del santuario di Pompei, e altri sei beati, tra i quali i primi santi del Venezuela e della Papua Nuova Guinea e un arcivescovo vittima del genocidio armeno. Presente sul sagrato della basilica vaticana per la messa iniziata alle 10.30 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I nuovi santi, ha detto il Pontefice, non sono “eroi, o paladini di qualche ideale, ma uomini e donne autentici”. Tra piazza San Pietro e via della Conciliazione sono presenti, secondo la sala stampa della Santa Sede, 70mila persone.

(reuters)

I sette nuovi santi

A diventare santi insieme a Bartolo Longo (1841-1926), oggi, sono i primi due santi venezuelani, María Carmen Rendiles Martínez (1903-1977) e soprattutto José Gregorio Hernández Cisneros (1864-1919), medico dei poveri venerato in tutto il Paese, la sua canonizzazione era attesa da un secolo, come ricorda la giornalista Manuela Tulli nella biografia appena pubblicata dalle edizioni Ares, “amava la vita a 360 gradi: ballava, viaggiava, suonava, dipingeva"; e ancora, sono stati canonizzati Ignazio Maloyan, arcivescovo armeno-cattolico di Mardin, odierna Turchia, martirizzato durante il genocidio (“Medz Yeghern”, Grande male: il termine “genocidio” è rifiutato dal governo turco di Recep Tayyip Erdogan) del 1915; suor Vincenza Maria Poloni (1802-1855), fondatrice dell’istituto veronese delle Sorelle della Misericordia; suor Maria Troncatti (1883-1969), missionaria nell’Amazzonia ecuadorena; e infine Peter To Rot (1912-1945), il primo santo originario della Papua Nuova Guinea, uno degli ultimi Paesi visitati da papa Francesco, membro di una famiglia che convertendosi al cristianesimo rinunciò alle pratiche tribali del cannibalismo e della poligamia e per quest’ultimo motivo, in particolare, fu perseguitato durante l’occupazione giapponese del Paese.