Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Una biografia di Miklós Szentkuthy racconta l’avventuriero e il Settecento

Che cosa sia stato il Settecento e quanto e se Casanova lo abbia incarnato alla perfezione è un po’ il filo conduttore del libro che uno scrittore ungherese, Miklós Szentkuthy, pubblicò alla fine degli anni Trenta del secolo scorso, quando cioè la Seconda guerra mondiale stava per portare il suo knock-out definitivo a un’epoca che già un ventennio prima era finita al tappeto, ma a cui un arbitro impassibile aveva lasciato la facoltà di rialzarsi barcollante per ancora poche, successive riprese.

Per certi versi, il sentimento che spinse Szentkuthy a scrivere il suo A proposito di Casanova (Adelphi, traduzione di Laura Sgarioto, pagg. 249, euro 20) era simile a quello che aveva spinto l’ormai anziano avventuriero veneziano a raccontare il suo secolo nel momento in cui la Rivoluzione francese ne sanciva irrimediabilmente la scomparsa: una memoria e insieme una descrizione di ciò che era stato, «unica filosofia possibile dei tempi nuovi», chiosava appunto Szentkuthy... Ma forse sarebbe meglio dire l’unica filosofia possibile dei tempi di crisi, quando il presente sta per andare e/o è andato in pezzi e nessuno è in grado di scommettere su cosa sarà il futuro.