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Lo sconcerto di Laura Vergallo Levi che si rivolge al ministro: "Noi ebrei descritti come malati e bisognosi d’aiuto. E ora?"

Cosa succederà domattina a scuola? «Cosa dirò ai ragazzi e cosa mi diranno?». Non ci sono polemiche o atti d’accusa nelle parole di questa «prof», che si chiama Laura Vergallo Levi (foto). C’è smarrimento per il messaggio d’odio che è risuonato nella sua scuola, il liceo Virgilio di Milano, quello che venerdì ha ospitato una delirante assemblea d’istituto che era dedicata alla guerra - anzi al «genocidio» - e si è trasformata in una grande inquisizione contro Israele, e in una sorta di diagnosi sul popolo ebraico. Un processo inquisitorio, senza neanche avvocati difensori, in cui Giovani palestinesi, invitati neanche il nome, senza particolari qualifiche, hanno giustificato o minimizzato il 7 ottobre. Una mattinata di parole in libertà, in cui il presidente di Arci Milano Maso Notarianni, è arrivato a dire che il «popolo ebraico non è riuscito a spezzare la catena del dolore», e che «riprodurre un dolore che si è subito è un sintomo di una malattia, non è normale» (salvo poi fare mezza marcia indietro). Sono parole di stupore e dolore, quella dell’insegnante di letteratura inglese Vergallo Levi.