«La geopolitica del caffè sta cambiando in fretta: prezzi, clima, nuove regole e mercati cambiano il volto a una filiera globale». Vanúsia Nogueira, brasiliana, è la direttrice esecutiva dell’International Coffee Organization (Ico), organizzazione intergovernativa nata 63 anni fa per coordinare il mercato del caffè. Da “regolatore” a “facilitatore”, oggi l’Ico mette allo stesso tavolo governi, imprese e società civile per cercare soluzioni comuni lungo la filiera. Era a Torino per il 21° anniversario della Fondazione Lavazza, per un evento dedicato alla sostenibilità.

Perché il mercato è così nervoso?

«Da febbraio abbiamo visto picchi importanti, i più alti dagli anni Settanta. Il mercato soffre una grande volatilità. Pesano gli shock climatici nei principali Paesi produttori — Brasile, Vietnam, Colombia, Africa e Centroamerica — che riducono le scorte, mentre i consumi crescono, spinti dai nuovi mercati. Domanda e offerta non sono bilanciate. Tutti aspettiamo i prossimi raccolti: il clima è la variabile decisiva»

Quanto vale il mercato?

«Partiamo dalle persone: circa 25 milioni di aziende agricole nel mondo; attorno a loro circa 100-125 milioni di persone che vivono principalmente di caffè. Si produce in 80 Paesi; il caffè muove ogni anno un valore stimato in oltre 250 miliardi di dollari; si bevono oltre 3 miliardi di tazze al giorno. Solo l’export di chicchi di caffè nell’ultimo anno ha sfiorato i 50 miliardi di dollari, più del doppio di quindici anni fa. Un effetto dei prezzi, non di una crescita massiccia della produzione».