ROVIGO - Ancora sangue nel cuore della città. Stavolta in corso del Popolo, davanti al Bar San Marco, una volta locale della movida “fighettina” rodigina e oggi a gestione cinese, punto di ritrovo per lo più di stranieri. È l’una e mezza della notte tra venerdì 17 e sabato 18 ottobre. Urla, spintoni, poi la lama che affonda nella pancia e nel torace di un avventore: uno, due, tre colpi. Il sangue schizza sul marciapiede di pietra di Prun rosa. Un uomo stramazza a terra, ferito gravemente. È un marocchino di 31 anni, ora ricoverato in ospedale in prognosi riservata. La sua vita è appesa a un filo. Chi l’ha colpito è scappato. Anche lui nordafricano, trentenne. È in fuga ma i carabinieri lo stanno braccando e, tra le testimonianze raccolte e le immagini delle telecamere della zona, la sua identità sarebbe già nota. È caccia all’uomo, l’ennesima, in un centro che da mesi non trova pace.
Tutto è successo davanti al locale, in pieno centro, a duecento metri appena da piazza Matteotti, dove il 19 luglio era stato ucciso un 22enne tunisino durante una rissa scatenata dalla faida tra un gruppo di tunisini e un gruppo di pachistani. A tre mesi di distanza da quella violenza scioccante, ancora urla, ancora coltelli, ancora sangue. E tutto mentre la città si preparava al primo giorno di Ottobre Rodigino. A quell’ora c’era parecchia gente in giro: giovani, passanti, ma anche i melomani appena usciti dalla prima di stagione al Teatro Sociale. E anche le forze dell’ordine in centro erano in numero massiccio: la zona rossa è ancora in vigore secondo l’ordinanza prefettizia, fino a fine mese. E c’era chi pensava di archiviare l’esperimento, perchè effettivamente dopo il boom di metà luglio, la città da qualche settimana, salvo rari episodi, sembrava tornata tranquilla.









