PADOVA - Sono vittime anche loro, i ventisette carabinieri dell’Aliquota di primo intervento della compagnia di Padova e della Squadra operativa di supporto del battaglione di Mestre, travolti dalle pietre e dall’esplosione del casolare di Castel D’Azzano, fatto saltare in aria dai fratelli Ramponi e che i carabinieri dovevano perquisire e sgomberare per una vecchia storia di debiti. E nel frattempo si muove una polemica sull’intervento nel Veronese.

Il giorno dopo l’addio solenne e di Stato ai tre carabinieri morti nell’esplosione – il maresciallo Valerio Daprà, l’appuntato Davide Bernardello e il sottotenente Marco Piffari – il colonnello Simone Pacioni, comandante provinciale dei carabinieri di Padova, ha fatto visita ai suoi uomini. Si è intrattenuto con ciascuno di loro, ha parlato del loro recupero, di quello che stanno vivendo e dei fantasmi che dall’alba di martedì si portano dietro: la preparazione dell’operazione, l’intervento, le urla e Maria Luisa Ramponi che accende una miccia e fa esplodere la casa uccidendo Marco, Valerio e Davide. Quella del colonnello Pacioni è stata una visita di vicinanza, una dimostrazione che l’Arma – travolta dalla tragedia dei tre militari morti – non ha dimenticato i ventisette che sono rimasti feriti e che, a riabilitazione terminata (per alcuni di loro sarà molto lunga) torneranno a indossare la divisa.