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Negli ultimi anni la protezione dei minori online è diventata un tema fortemente discusso nella politica di decine di paesi. È una delle poche questioni su cui Democratici e Repubblicani statunitensi si trovano, almeno in linea di massima, d’accordo. È uno degli obiettivi centrali dell’Online Safety Act britannico, voluto per anni dai governi Conservatori del paese ma definito «necessario» anche dall’attuale primo ministro Laburista Keir Starmer. E se ne occupano anche quattro diversi disegni di legge presentati negli ultimi due anni da vari senatori e deputati italiani, appartenenti sia ai partiti di governo che a quelli d’opposizione.
Uno di questi, il ddl 1136, presentato dalla senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, è in discussione in un’apposita commissione del Senato in queste settimane. Il testo definitivo non è ancora stato deciso, e potrebbe ancora cambiare molto, dato che sono state proposte decine di emendamenti. Gli esperti di privacy e diritti digitali, però, lo osservano con particolare attenzione perché potrebbe diventare la prima legge italiana a regolamentare il fenomeno dei baby influencer e del cosiddetto “sharenting” (dall’unione delle parole “share”, condividere, e “parenting”, essere genitori).






