Sarà perché è a Milano, la sua città. O perché la notte di Grido al Legend Club è stata pensata come una festa tra artisti che nell’intreccio tra vita e musica hanno condiviso un bel pezzo di strada. Fatto sta che l’appuntamento di stasera va oltre il concerto o il semplice rendez-vous, ma punta a riprendere una storia, quella del Grido degli inizi con i Gemelli Diversi, riannodandola agli anni che hanno seguito il successo e a un presente con mille cose da dire, come dimostrano i dischi più recenti e soprattutto l’ultimo Musica eterna. Ovvero il centro attorno a cui girerà uno show – come racconta lo stesso Grido – «senza troppi fronzoli, tutto impuntato sulla musica, sul messaggio e sulle mie liriche. Sull’idea di condividere certe emozioni, in viaggio tra canzoni del disco nuovo e altre di un bel po’ di anni fa, che insieme al producer Mastermind ho un po’ rispolverato e rinfrescato per renderle più attuali nel suono».

A dare manforte a Grido c’è un’infornata di amici, come il fratello J-Ax, Tormento, Danti, Inoki, Space One e Ted Bee, rapper con cui ha inciso canzoni e con cui fare ora sul palco «quello che più ci diverte». Con Tormento, in particolare, Grido ha condiviso una fetta di rap anni Novanta, nella corsa parallela di Sottotono e Gemelli Diversi nell’aprirsi al pop, all’r&b e a ciò che accadeva nella West Coast americana. «Non vorrei sembrare presuntuoso, ma il tempo ci ha dato ragione. All’inizio siamo stati odiati per il nostro modo di fare le cose, di abbattere certi paletti che il movimento hip hop si era autoimposto. Ce ne siamo fregati, noi come Gemelli Diversi, la Spaghetti Funk (la crew che aveva gli Articolo 31 come testa d’ariete, ndr) al pari dei Sottotono e del collettivo Area Cronica». E il successo nel 1998 di Un attimo ancora – con un campionamento da Dammi solo un minuto dei Pooh – è stata la prova della loro intuizione. «Cerco di non dimenticare il passato, le vittorie, gli errori. Ma lo faccio senza nostalgia, per concentrarmi sul presente e continuare a sognare il futuro», spiega Grido.