Istruzioni per l’uso degli Oscar in un bel mattino di primavera dopo una notte di diretta tv. Regola numero uno: non prenderli troppo sul serio, a meno di essere un produttore, un regista, un attore, o comunque un addetto ai lavori premiato o dimenticato. Regola numero due: ricordare che non tutti i film premiati sono per ciò stesso dei bei film e che, viceversa, è quasi sicuro che non tutti i bei film vengano premiati. Regola numero tre: ricordarsi che gli Oscar saranno presto dimenticati (piccolo test: chi ha vinto il premio per il miglior film lo scorso anno? E due anni fa? E tre?). Di conseguenza, non appassionarsi, non indignarsi, non palpitare, non scandalizzarsi se il candidato del cuore non ce l’ha fatta. Potrà sempre vantarsi di far parte della nobile compagnia costituita da Charlie Chaplin e gli altri molti grandi usciti indenni (Oscar alla carriera a parte) dalla kermesse dei premi.
'Balla coi lupi' compie trent'anni: la magia infinita del western
Roberto Nepoti
Se poi vince, come ha stravinto, un film come Balla coi lupi, bisogna darsi pace e onorare il vincitore. Perché Balla coi lupi potrà dispiacere ai più sofisticati a seconda dei punti di vista per l’innocenza, il déjà-vu, il manicheismo, il controluce, i tramonti, i buoni sentimenti, gli indiani ancora più buoni. Ma deve piacere per la sincerità, per la semplicità, per la visione grandiosa, per le intenzioni che neanche la furbizia rende meno oneste, per l’amarezza meno ingenua di quanto non sembri con cui guarda al sempiterno atteggiamento americano di gendarme del mondo. Facendolo con tanta chiarezza da essere quasi didattico. Rivolgendosi a tutti, a tutti i livelli culturali e generazionali, in un mondo che tende sempre di più a separare, perfino al cinema.






