Graham Greene, “il gigante gentile del cinema indigeno”, è morto il primo settembre, a 73 anni, in un ospedale di Stratford, in Ontario, dopo una lunga malattia. Accanto a lui c’era la moglie, l’attrice Hilary Blackmore, con cui aveva condiviso una vita discreta, lontana dai riflettori ma sempre radicata nell’amore per le sue origini e per il mestiere dell’attore. La notizia della sua morte è stata confermata dai suoi agenti, che lo hanno ricordato come “un uomo di grandi principi, integrità e profonda umanità”, parole che ben riassumono il sentire diffuso tra colleghi, amici e spettatori. Queste parole della sua agente:
Sei finalmente libero, Susan Smith ti aspetta alle porte del paradiso", ha fatto sapere la sua agente.
Greene è stato l’indimenticato il protagonista del film cult del 1990 Balla coi lupi, accanto a Kevin Costner, che lo volle personalmente per il ruolo del nativo americano Uccello Scalciante, ruolo che gli valse la candidatura all’Oscar come attore non protagonista. Volto emblematico della rappresentazione nativa sullo schermo, ha lasciato un segno profondo nel cinema internazionale e nella cultura First Nations.
'Balla coi lupi' compie trent'anni: la magia infinita del western










