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Ultimo aggiornamento: 17:47

Il governo Meloni introduce in legge di Bilancio incentivi fiscali di “sostegno ai salari“. Gli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali siglati nel 2025 e 2026 saranno tassati al 5% per i dipendenti con reddito fino a 28.000 euro, mentre i premi di produttività fino a 5.000 euro lordi saranno tassati all’1%. La prima misura è temporanea e da sola di certo non basta a contrastare il lavoro povero o a compensare la bocciatura del salario minimo legale. Ma incontra l’apprezzamento della Uil: per il segretario generale Pierpaolo Bombardieri “riconosce dignità al contratto”, al contrario di interventi come il bonus da 80 euro del governo Renzi, e pur essendo solo “un primo passo” era una delle richieste della sigla. Che ringrazia Giorgia Meloni e prende le distanze dalla Cgil, con cui l’anno scorso aveva condiviso la scelta di proclamare uno sciopero generale contro la manovra. “Diciamo che è la crisi del settimo anno”, scherza Bombardieri con Repubblica che gli chiede se abbia “rotto con Landini”.

Il tema della tassazione agevolata degli aumenti assume concretezza nelle trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, che riguarda circa 1,5 milioni di lavoratori. Fim, Fiom e Uilm sono al tavolo con una proposta di 280 euro lordi sul livello C3 nel triennio. Con la tassa al 5%, il risparmio d’imposta sarebbe di meno di 30 euro l’anno. Un importo che certo non compensa le esigenze reali di recupero di potere d’acquisto.