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Il cuore della manovra pulsa nella parte sociale. Famiglia e natalità tornano centrali, con misure permanenti. Si aiuta chi deve crescere i figli, non con parole da convegno, ma con provvedimenti concreti. Non è retorica, è politica

Per una volta l'opposizione tace. E quando parla, persino Landini - non certo noto per slanci amorosi verso il governo -, ammette suo malgrado che la legge di bilancio "va nella direzione giusta". Non è un'illusione, né una tregua ideologica. È il riconoscimento, tardivo ma inevitabile, che questa è una manovra che sta in piedi. E che prova a far camminare l'Italia con scarpe buone, pur vestendosi con gli abiti stretti dei vincoli europei, della crescita debole e del debito pubblico monstre. Il governo Meloni, con il ministro Giancarlo Giorgetti in cabina di regia, ha confezionato un provvedimento che ha un merito raro nel panorama italiano: fa i conti. E li fa davvero. Eppure riesce a mettere al centro famiglie, imprese, lavoratori, sanità, natalità e perfino il nodo pensioni. Non con bonus a pioggia o mance elettorali, ma con misure mirate, anche strutturali. E con l'intelligenza politica di chi sa dove e come chiedere un contributo senza inciampare nella patrimoniale ideologica.