«Il gin tonic ha salvato più vite, e menti, inglesi di tutti i dottori nel regno», parola di Sir Winston Churchill, ma che riflessione fosse davvero sua poco conta. Se l’attribuzione è incerta, è certo che il popolo britannico ha un rapporto talmente familiare con il cocktail da chiamarlo confidenzialmente G&T.
La storia stessa del drink è legata a doppio filo a quella inglese, alla British East India Company, di stanza in India nel 1700, e al chinino, ottimo ritrovato per combattere la malattia, ma dal pessimo sapore. Così per convincere le truppe a berlo, lo si proponeva allungato con acqua zuccherata e una spruzzata di lime, già che c’erano, per combattere anche lo scorbuto dovuto alla mancanza di vitamine. Il tutto, poi, corretto con del gin per rinfrancare lo spirito.
Da due secoli a questa parte è prevalso questo suo effetto piacevole secondario col quale ha conquistao tutti, reali compresi: la passione delle donne di Casa Windsor per il gin è risaputa e molti suggerivano fosse il segreto di longevità, dalla regina madre a Elisabetta II, che lo preferiva miscelato al Dubonnet ma apprezzava a tal punto da dare il nulla osta a produrlo nel giardini di palazzo (Buckingham Palace Small-batch Dry Gin, ormai esaurito sul sito della Royal Collection).






