Dai cocktail bar di New York ai club di Tokyo, passando per i caffè storici italiani, il rito dell’aperitivo sta assumendo ovunque lo stesso linguaggio contemporaneo. In occasione del World Cocktail Day, che si celebra in tutto il mondo il 13 maggio, i riflettori si accendono sul sovrano indiscusso della mixology globale: il Negroni. Secondo le più autorevoli classifiche internazionali di settore, il drink nato all'ombra dell'Arno ha scalzato ogni rivale, confermandosi come il cocktail più ordinato, amato e imitato del pianeta. Un mix di tre ingredienti che incarna alla perfezione l'essenza stessa dell'eleganza pop e intramontabile del nostro Paese.
Dal Caffè Casoni ai tetti del mondo: la leggenda del Conte
La storia del Negroni è un’avventura aristocratica e cosmopolita che inizia a Firenze tra il 1919 e il 1920. Fu allora che l’eclettico conte Camillo Negroni, personaggio eccentrico abituato ai lunghi soggiorni londinesi e alle atmosfere americane, decise che il solito Americano (a base di bitter e vermut) fosse ormai troppo leggero per il suo palato esigente. Si rivolse così a Fosco Scarselli, giovane e talentuoso barista del Caffè Casoni in via de' Tornabuoni, chiedendogli una «correzione» decisamente energica: sostituire la classica spruzzata di seltz con una generosa dose di London Dry Gin. Scarselli non solo assecondò il nobile cliente, ma decise di sostituire la tradizionale scorza di limone con una fetta d'arancia, così da differenziare visivamente la nuova creatura dagli altri drink in sala. Nacque in quel preciso istante l’Americano alla maniera del conte Negroni, un successo immediato tra la nobiltà fiorentina e che, in breve, avrebbe conquistato il globo con il nome abbreviato del suo inventore. Il segreto di questo trionfo secolare risiede in un perfetto e democratico equilibrio di contrasti, dove la secchezza del gin sposa la dolcezza botanica del vermut rosso e la nota amaricante del bitter. Un monumento liquido che non conosce crisi e che continua a sedurre i palati di ogni generazione.







