L'esperienza del carcere minorile può essere una nuttata particolarmente fonda, se la struttura di accoglimento non si pone, per davvero, l’obiettivo di tendere una mano ai propri ospiti, garantendo a ognuno la speranza di un avvenire di libertà e autodeterminazione. I ragazzi del Filangieri di Napoli e dell’Istituto penale minorile di Nisida, perla delle Flegree, trovarono in Eduardo De Filippo, nominato senatore a vita nell’81, molto più che un amico. A dispetto delle infinite primavere che portava sulle spalle, si capì subito che il ruolo del senatore “pantofolaio” poteva attagliarsi a uno dei personaggi delle sue splendide commedie, ma non a lui come cittadino: il centro della sua azione sarebbe stata la gioventù più fragile, quei giovani che «a causa di carenze sociali, hanno dovuto deviare dalla retta via». C’era la contezza, da parte sua, che si dovesse puntare il dito non sugli adolescenti detenuti, bensì sulle manchevolezze di un tessuto sociale che, intriso di fariseismo, si dichiara umanitario ma nei fatti non è disposto «a dare fiducia e lavoro a un avanzo di galera».
Il suo primo pensiero, da neo eletto, fu per i reietti del Filangieri; il suo sogno, che non riuscì a portare a compimento in vita (e che non vide la luce neanche dopo la sua dipartita), era di «assegnare al Filangieri uno spazio in una località ridente su cui costruire un villaggio con abitazioni e botteghe, dove i giovani possono abitare e lavorare».








