Anche Milena Gabanelli fornisce una sua versione dei fatti dopo quanto accaduto a Sigfrido Ranucci. Fondatrice e per vent'anni volto di Report, "per me vuol dire una cosa sola: 'Cari e caro Sigfrido, alla testa di Report non dovete più occuparvi dei fatti nostri'". E ancora, in riferimento al suo successore e alla trasmissione: "La conosco bene, conosco Sigfrido e conosco i ragazzi uno per uno. Hanno sbagliato bersaglio. È un atto intimidatorio, e quella squadra non si fa intimidire". Alla domanda su quale consiglio darebbe oggi al team di Report, risponde senza troppi giri di parole: "Uno sceglie di fare questo mestiere sapendo cosa si porta appresso. Il mio consiglio è di essere prudenti, ovviamente, perché l'incoscienza è inutile.

Ma quando si sceglie la strada del giornalismo d'inchiesta, si sa che è una strada che porta dei rischi. Fa parte del pacchetto". E proprio sul giornalismo di inchiesta, Gabanelli reputa Report diverso dalle altre trasmissioni: "Oggi chiamano inchiesta qualunque cosa, ma a 'Report' il concetto di giornalismo d'inchiesta è radicato e profondo". Infine, un'analisi del contesto: "Il clima verso il giornalismo d'inchiesta non è mai stato tenero", afferma. "Poi dipende da chi vai a toccare. Se si toccano i gruppi più violenti, è evidente che reagiscono. Evidentemente qualcuno si è infastidito molto per i temi che hanno toccato o che stanno per affrontare".