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Il Consiglio dei ministri licenzia la legge di bilancio 2026-2028: ecco i provvedimenti in tema di taglio dell'Irpef, aiuti alle famiglie pensioni, extraprofitti e nuovi bonus
Il governo Meloni licenzia ufficialmente la manovra economica del prossimo triennio. Il Consiglio dei ministri di questa mattina a Palazzo Chigi ha messo definitivamente a punto una legge di stabilità che dispone interventi per circa 18,7 miliardi. Il fulcro è sicuramente il taglio dell'Irpef, con un abbassamento dello scaglione dal 35% al 33%. Ma non solo: ci sono anche aiuti per permettere ai lavoratori di recuperare il potere d'acquisto, sostegno a famiglie, mamme lavoratrici e alle imprese. E poi ancora la sterilizzazione dell'aumento dell'età pensionabile ma totalmente solo per i lavori usuranti e gravosi, per gli altri arriva un adeguamento graduale. Ecco gli elementi principali della manovra nel dettaglio.
La misura centrale della legge di bilancio punta a tagliare il secondo scaglione dell'aliquota dal 35 al 33%: è sostanzialmente quella che riguarda il ceto medio che si trova in una fascia di reddito tra i 28mila e i 50mila euro e il beneficio arriverebbe a un massimo di 440 euro l'anno. La norma peserà per circa 9 miliardi in tre anni (2,7 miliardi l'anno) e il beneficio risulterà limitato per i redditi più alti. Si tratta di uno degli interventi chiave confermati nel Documento programmatico di bilancio trasmesso a Bruxelles. "Per le imprese parliamo di circa 8 miliardi di investimenti", dichiara Giorgia Meloni nella conferenza stampa dopo la riunione di governo. Nella legge di bilancio c'è il "super e iper ammortamento con investimenti ammessi pari a 4 miliardi di euro", ha spiegato. Ma "stiamo valutando la possibilità di usare la revisione a medio termine della politica di coesione per aumentare sensibilmente queste risorse". Legato a questa misura, per favorire l'adeguamento salariale al costo della vita, vengono stanziati per l'anno prossimo 2 miliardi di euro. L'obiettivo è quello di favorire gli aumenti contrattuali e di rafforzare il rapporto tra salario e produttività con un'aliquota ridotta: 10%. Meno fisco anche sul salario accessorio della Pubblica Amministrazione.














