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Salasso nella Capitale solo per ripulire i muri imbrattati, ma se l'edificio è privato spetta ai condòmini. Danni ingenti ancora da stimare a Milano, Udine e Torino

Almeno centomila euro per ripulire Roma dalle scritte violente lasciate sui muri della città dai cosiddetti pro Pal negli ultimi diversi cortei, tra cui quello di una settimana fa, sfociato in violenza contro le forze dell'ordine da parte di frange di antagonisti e black block che si sono staccati dal serpentone principale, trasformando la coda della giornata in guerriglia. I conti li fa il Messaggero, spiegando che l'ufficio Qualità urbana della Capitale ha avviato centinaia di interventi nelle zone imbrattate e coinvolte nelle ripetute manifestazioni delle settimane scorse, da San Giovanni all'Esquilino, per ripulire slogan come questi, lasciati sui muri con le bombolette spray: "Sbirri morti", "No alla guerra, sì alla guerriglia", "Israele assassino".

Finora il Campidoglio ha già sborsato circa 40mila euro, e altrettanti stima di sborsarne per ripulire le facciate degli edifici pubblici. Su quelli privati non interviene a meno che Prefettura o Questura non segnalino scritte offensive o inneggianti alla violenza. Altrimenti è affare dei condomini. Molto del lavoro di ripristino viene fatto dai volontari dell'associazione Retake, che ripulisce la città dalle scritte violente, sporcizia e non solo. Senza contare l'esasperazione dei commercianti delle vie oggetto dei percorsi dei vari cortei, che devono pagare i danni di tavolini e sedie rotti di tasca propria. Gli abitanti dei rioni colpiti dalla violenza chiedono risarcimenti per le auto incendiate e le pareti dei palazzi imbrattate dai teppisti. Rotte anche alcune vetrine di esercizi commerciali. Tra le varie città si contano altre decine di migliaia di euro.