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Sono 443 gli immobili da abbattere, accantonati 300 milioni. Ristori anche per chi vivrà vicino al Ponte
Indietro non si torna più, o quasi. In attesa dell'approvazione della Corte dei conti («entro un mesetto», dicono dal ministero dei Trasporti) si parte con gli espropri dei terreni dove verrà realizzato il Ponte sullo Stretto e le opere collegate, decine di chilometri di strade e ferrovie e la metropolitana dello Stretto. Opere «vitali per l'economia e strategiche per gli investimenti», ricorda Confindustria. Parliamo di 3,7 milioni di metri quadrati: non solo case ma anche terreni, agrumeti, vigneti e uliveti. «L'esproprio è un istituto usato tantissime volte per realizzare infrastrutture dal grande interesse pubblico», ricorda la parlamentare di Forza Italia Matilde Siracusano.
Gli edifici da abbattere saranno 443 (291 in Sicilia e 152 in Calabria, circa il 60% sono «prime case»), in mano a 2.792 intestatari (tra cui anche familiari di boss) residenti in otto Comuni del versante calabrese e sei di quello siciliano. «Le persone coinvolte saranno indennizzate con una quota maggiore rispetto al valore - dice di buon mattino il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini a Rtl 102,5 - l'obiettivo è il 2032 poi tutto può succedere: abbiamo visto guerre, Covid e caro benzina, spero che la sorte ci accompagni».






