Conosco Mario Cardinali, fondatore e direttore del Vernacoliere, da quando sono nata. Letteralmente. Uno dei primi ricordi della me stessa bambina è la mia nonna paterna che ride da sola, in cucina, sfogliando quel giornale di battutacce irresistibili che si chiamava, allora, Livorno cronaca. Settimanale di controinformazione e satira. Il Vernacoliere chiude, ho letto ieri e sono andata a cercare il lungo post di congedo che Mario, novantenne, ha scritto su Facebook. (Va bene, quasi novantenne, sì. Manca un anno, lui dice “un mucchietto di mesi grinzosi”). Già che abbia deciso di scrivere il congedo sui social e non sui giornali, per esempio sul suo, la dice lunga su come vadano le cose lì da quelle parti. “Quasi più nessuno legge, è la pubblicità a pagare tutto, le edicole continuano a chiudere e quelle che sono rimaste si son ridotte a rivendite di gadget e giocattolini vari, pare le vogliano perfino adibire a uffici postali e ricevitorie, un po’ tipo tabaccherie. Non esclusa l’idea di piazzarci un confessionale”. “Figuriamoci se un giornalaccio come il Vernacoliere, che si è sempre piccato di voler seguitare a campare di sole vendite senza finanziamenti sovvenzioni o inserzioni pubblicitarie di alcun tipo, può continuare a resistere”. Dopo 65 anni di pubblicazioni, perciò, chiude. Certo. Poi vedremo, magari un domani, qualcun altro, chi lo sa. Ma sappiamo come vanno queste cose. Quando il fondatore lascia è l’inizio dell’epilogo, di solito, è stato così persino ai tempi d’oro. Io il Vernacoliere l’ho trovato in Canada al G8, alle Olimpiadi di Londra e alle cascate di Iguazù, in un baracchino che vendeva (anche) souvenir di legno. Ogni volta mi ha fatto ridere e commuovere. Se non lo conoscete peccato ma anche meno male, così potete andare a cercarlo. Siamo cresciuti ridendo, allenati a non prenderci sul serio e resistere: educati a un mondo che non esiste più. Dire cortigiana era un buffetto, bisognava solo rispondere a tono facendo ridere altrettanto.
La satira nel mondo di prima
Chiude il Vernacoliere il giornalaccio che faceva ridere








