C’è un angolo di Umbria che non t’aspetti. Dove aleggia un senso della natura forte e mistico. Quasi un orizzonte da cime tempestose miste ad un’aura di spiritualità. Una fierezza da montagna, ma con un carattere pacifico. E dove l’accoglienza è una qualità diffusa. Scheggia Pascelupo (già, un doppio nome...) rappresenta la sorpresa di questo mondo dell’Alta Umbria, terra di cammini, in bilico tra santi e falsi dei (per dirla con i Negramaro), dalla natura protagonista, e dalla storia millenaria che si manifesta nelle architetture di abbazie, eremi, badie incastonate come pietre preziose in un articolato complesso monumentale. Insomma, una unicità tutta da scoprire. Siamo nella provincia di Perugia più estrema, ad un passo dal cielo (verrebbe da dire) e ad una manciata di chilometri dai territori marchigiani. Un piccolissimo comune con due nomi legati a due località, entità distinte fino al novembre del 1878 quando, poi, riunite in una sola municipalità. Due microscopici poli che si tengono la mano, lungo lo scheletro fiero dell’appennino umbro, tra le coreografie di faggete.
Qui amano ricordare sempre «l’eco dei passi dei pellegrini e il volo alto dei falchi che sorvolano le gole del Monte Cucco...». Passeggiare qui è un’attitudine che viene richiesta al viaggiatore, anche perché siamo nel cuore del Cammino dei Cappuccini, il lungo itinerario che unisce Fossombrone ad Ascoli Piceno seguendo le orme della spiritualità francescana e cappuccina. Scheggia e Pascelupo appaiono come una tappa sospesa nel tempo, raccolta e silenziosa, dove le case in pietra conservano ancora la memoria di una comunità montana, offrendo l’emozione di intrecciare una serie di scorci suggestivi. Alle sue spalle, le Marche con il monastero di Fonte Avellana e le dolci colline del Catria. Davanti, l’Umbria più selvaggia e verticale, quella che s’inerpica verso il Cucco e si apre poi verso Fabriano. «Non è l'Umbria che tutti immaginano, quella delle colline dolci, ma è un territorio dal carattere montuoso. Le parole di un poeta rendono bene l’idea: siamo laddove l'Umbria diventa scogliosa e le Marche verdi», racconta Sandro Giachetti, scrittore, che si occupa di ricerca storica sul territorio. «È una terra segnata da rilievi montuosi, basti pensare ai 1700 metri d’altezza del Catria, ma è anche una zona ricchissima di acque di sorgente che impreziosiscono la natura. E poi la storia, qui la fa da padrone», continua Sandro, che si fa cicerone speciale in questa passeggiata.






