L’Italia è da sempre il Paese dei campanili, ogni borgo, ogni frazione, ogni piccolo Comune porta con sé una storia, una cultura, una comunità; non è solo una questione amministrativa ma è anche identità, appartenenza, storia, memoria. Questo legame ha plasmato la geografia politica e istituzionale del paese, portandoci ad avere poco meno di 8.000 comuni, quasi il 70% dei quali (5.521) con meno di 5.000 abitanti e più di 2.000 con addirittura meno di mille abitanti.

Fino a pochi decenni fa, questa frammentazione aveva un senso non solo identitario ma anche pratico perché i cittadini dovevano recarsi di persona negli uffici comunali per iscrivere i figli a scuola, ottenere certificati o documenti (carta di identità), pagare tributi o semplicemente chiedere informazioni. La vicinanza geografica era essenziale perché gli uffici comunali erano il primo punto di contatto tra lo Stato e la popolazione e ogni comune era una piccola “isola” di servizi, con un sindaco, una giunta, un consiglio comunale, uffici amministrativi e personale dedicato.

Se fino a qualche decennio fa avere un Comune significava garantire vicinanza, oggi la vicinanza è data dalla rete; oggi l’attuale struttura appare sempre più anacronistica poiché la digitalizzazione ha cambiato radicalmente le regole del gioco e la prossimità non si misura più in chilometri, ma in accessibilità digitale. Strumenti come SPID, CIE, ANPR e piattaforme come PagoPA, hanno fatto sì che molte delle funzioni tradizionali dei comuni possano essere svolte online, rapidamente e in sicurezza e quindi le persone non hanno più bisogno di muoversi fisicamente per ottenere servizi essenziali.