La Mappa dei Comuni digitali 2025, appena presentata a Roma dal Dipartimento per la trasformazione digitale e dall’Anci, scatta una fotografia confortante dell’avanzamento della digitalizzazione nei comuni italiani. Migrazione al cloud, adozione di Spid, pagoPA, app IO e interoperabilità tra banche dati sono i pilastri della trasformazione. Ma, si capisce dal rapporto, restano da rafforzare processi interni, competenze e risorse. E resistono sacche di assoluta arretratezza.Un’indagine su larga scalaLa mappatura nasce dall’integrazione dei dati della piattaforma PA digitale 2026 con le risposte a un questionario somministrato nel 2024 a tutti i comuni italiani. Hanno partecipato 3.800 enti, pari al 48,8% del totale ma rappresentativi del 75% della popolazione nazionale. L’iniziativa rientra nell’accordo istituzionale tra il Dipartimento per la trasformazione digitale (DTD) e l’Associazione dei comuni italiani, firmato nel 2023, e prevede anche il lancio dell’Accademia dei Comuni digitali, percorso gratuito di formazione tecnica per il personale pubblico.I cloud prende il posto dei server fisiciVenendo alla sostanza, dal rapporto esce ad esempio che il 70% dei comuni ha già avviato la dismissione dei propri server fisici, grazie anche a una partecipazione molto ampia (oltre il 90%) agli avvisi Pnrr dedicati alla migrazione in cloud. Le architetture IT si stanno così spostando su infrastrutture moderne, più resilienti e gestibili. Il quadro della cybersicurezza evidenzia che oltre l’80% dei comuni non ha registrato alcun attacco informatico dall'inizio del 2023 (anche se molti, di fatto, non ne hanno consapevolezza: l’8-10% dei comuni dichiara infatti di non sapere se ha subìto attacchi che hanno prodotto specifici disservizi), mentre circa il 50% ha attivato sistemi di cosiddetta disaster recovery, nel 82% dei casi completamente in cloud o in modalità mista (cloud/locale) e il 18% solo locale. Il 33% non dispone però di questa strategia né la sta sviluppando.Inoltre, oltre il 60% dei comuni - specialmente quelli dai 20mila abitanti in su - ha predisposto piani di continuità operativa e gestione delle crisi: nei comuni sopra i 100mila abitanti oltre l’80% dispone di linee di backup mentre la presenza di soluzioni di continuità del servizio cala progressivamente nei centri più piccoli, fino a circa il 43% nei comuni sotto i 5mila residenti. Poteva andare peggio, anche se stiamo parlando di un campione incompleto di località e i dati reali sono dunque da immaginare più foschi di quelli tratteggiati nel report.Informatizzate delibere e determinazioni in tre comuni su quattroSul fronte dell’attività amministrativa il 75% dei comuni ha informatizzato delibere e determinazioni, segnando un’elevata maturità nella digitalizzazione dei processi decisionali. Il 25% utilizza la fascicolazione per tutte le pratiche mentre un 30% non la utilizza del tutto. Nel 90% dei casi il sistema delle determinazioni è integrato con altri servizi dell’amministrazione.Tuttavia, resta più debole l’integrazione con le banche dati esterne. In questo senso si registra però un’adesione altissima alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND): 7.102 comuni, oltre il 90%, sono già connessi o in via di connessione, e oltre il 60% dichiara di utilizzare attivamente servizi o componenti del sistema anagrafico nazionale. Le aree a maggior potenziale di sviluppo sono i servizi online legati all’utenza, in particolare quelli per famiglie, imprese e cittadini in mobilità.Digitalizzati oltre il 70% dei servizi principali ma con forti limiti nel back-officeI servizi digitali rivolti al cittadino – in particolare quelli demografici, edilizi e urbanistici, scolastici e tributari – sono erogati online da oltre il 70% dei comuni. Tuttavia nel 43% degli enti la digitalizzazione è limitata al front-office: i processi interni restano cartacei o parzialmente informatizzati. Mentre una percentuale tra il 21 e il 25% ha spiegato di non aver digitalizzato nessun aspetto dei servizi citati. Le applicazioni più diffuse sono Spid, Carta d’identità elettronica, pagoPA, app IO, Send (piattaforma notifiche digitali) e il sito comunale standard previsto dal Pnrr. La disponibilità dei servizi online è dunque elevata ma senza una piena revisione dei flussi interni il beneficio percepito resta contenuto. Ed è infatti proprio nel back-office che si concentrano le maggiori criticità emerse dal report. Una (brutta) curiosità? Il 10% dei comuni continua a inviare e ricevere comunicazioni in modalità cartacea. In quei casi, poco o nulla è cambiato.Governance ICT: forte esternalizzazione e carenze di competenzeEcco invece i dati dolenti. Il 75% dei comuni si affida a fornitori esterni per la gestione ICT. Le figure professionali digitali interne sono infatti ancora poche e spesso hanno profili amministrativi: nei piccoli comuni, quelli sotto i 5mila abitanti in particolare, il 66% dei responsabili digitali (responsabile della transizione digitale o ICT) proviene da ambiti non tecnici. Le barriere principali alla trasformazione digitale, indicate sia dai piccoli che dai grandi enti, sono due e per nulla sorprendenti: la scarsità di risorse economiche e la mancanza di personale adeguatamente formato.“La pubblicazione del Rapporto 2025 sulla Mappa dei Comuni digitali testimonia il grande lavoro svolto dal Governo in sinergia con Anci – ha detto il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica Alessio Butti - grazie a questa preziosa collaborazione, siamo riusciti a monitorare con rigore e trasparenza lo stato di digitalizzazione dei comuni italiani, mettendo in luce risultati eccellenti nell’adozione di servizi digitali. Abbiamo centrato tutti gli obiettivi Pnrr sul digitale e questo sta portando effetti concreti per migliorare l’efficienza amministrativa e la qualità dei servizi verso i cittadini”. Il Rapporto 2025, primo del suo genere, non si esaurisce infatti con questa pubblicazione. Nei prossimi mesi il dipartimento e l’Anci renderanno disponibili focus tematici e analisi di dettaglio basati sul questionario per offrire strumenti concreti a decisori pubblici e stakeholder. L’obiettivo è consolidare quanto avviato con il Pnrr e orientare i prossimi interventi in materia di cloud, interoperabilità, sicurezza, semplificazione e soprattutto formazione continua.
Cosa ci racconta la mappa dei Comuni digitali italiani
Che migrazione al cloud, Spid, pagoPA e app IO sono ormai diffusi. Il 75% dei comuni ha informatizzato delibere e determinazioni ma il 10% fa ancora tutto con la carta






