Il governo si prepara a introdurre nella prossima manovra nuove imposte al comparto bancario. Secondo quanto scritto nel Documento programmatico di bilancio inviato dal Mef alla Commissione europea, l’Esecutivo prevede di raccogliere da banche e assicurazioni oltre 4 miliardi all’anno per il 2026 e il 2027, con una riduzione a circa metà dell’importo nel 2028. Nel complesso, si preannuncia un contributo nel triennio di 11 miliardi di euro. Secondo i dettagli riportati nel testo, non ancora approvato, gli interventi che coinvolgono il settore finanziario e assicurativo ammontano allo 0,19% del Pil per il 2026 e 2027 e allo 0,10% per il 2028, pari rispettivamente a circa 4,3 miliardi e 2,3 miliardi di euro. «Tali interventi – scrive il Mef nel Dfp – sono volti all’efficientamento della spesa corrente, mentre, relativamente alla spesa in conto capitale, rispondono alla necessità di migliorare la capacità di programmazione delle amministrazioni mediante una rimodulazione delle dotazioni di bilancio che tenga conto dell'andamento gestionale senza pregiudicare la realizzazione dei relativi interventi». Sulla misura il governo rimane comunque spaccato, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, da sempre forte oppositore, che parla di «un concetto da Unione sovietica». A margine dei Med Dialogues a Napoli, il 16 ottobre Tajani ha ribadito che la misura non è in manovra: «Giorgetti – ha detto il leader di Forza Italia – mi ha assicurato durante l’ultima riunione del Consiglio dei ministri che non ci sarà alcuna tassa sugli extraprofitti» per poi aggiunere che un provvedimento simile causerebbe un «danno all’economia italiana». Le ipotesi sulla tassazione Secondo le ipotesi circolate finora, le possibili tassazioni sul tavolo riguardano quattro punti: il rinvio delle Dta e un intervento sulle possibili deducibilità delle perdite, una tassa sugli extraprofitti simile a quella attuata nel 2023 ma a cui si applicherebbe un’aliquota più bassa, ridotta dal 40% al 26%, infine un aumento dell’Ires per le Banche.