Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 8:05

Due miliardi di persone nutrite ogni anno in più e terreni agricoli ampi quasi quanto il Messico recuperati per coltivare alimenti adatti al consumo umano: è quanto si potrebbe ottenere smettendo di utilizzare le colture agricole come mangime per gli animali allevati intensivamente. In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, Compassion in World Farming (Ciwf) pubblica il report ‘Cibo, non mangime’, denunciando come “l’allevamento intensivo spreca più cibo di qualsiasi altro settore: 124 milioni di tonnellate di cereali ogni anno solo in Unione europea, più di quello buttato via dalle famiglie, dalla ristorazione e dalla vendita al dettaglio”. Ma perché si tratta di uno spreco? I dati del report non si riferiscono al totale dei cereali somministrati agli animali, ma solo alla porzione che viene sprecata a causa dell’inefficienza del processo di conversione: servono molte calorie (o grammi di proteine di origine vegetale) per ottenere una sola caloria o un grammo di proteine sotto forma di carne, latte o uova. A partire da questa perdita il report di Ciwf analizza quanti cereali vengono sprecati nel processo di conversione da calorie di origine vegetale a quelle di origine animale. Ad esempio, in Italia, “delle 13,8 milioni di tonnellate di cereali utilizzati come mangime, 10,9 milioni risulterebbero sprecati”.