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Ultimo aggiornamento: 8:00

Sarà la sferzata trumpiana dei dazi, sarà che la produzione manifatturiera è in profondo rosso da molti mesi e non si vede la fine, fatto sta che anche Confindustria si è svegliata da un lungo e pigro letargo filogovernativo. Il suo Presidente, l’industriale del legno e della logistica Emanuele Orsini, ha dato un dispiacere alla premier esprimendo un giudizio molto sferzante e negativo sulla nuova legge di bilancio per il 2026. Al convegno dei giovani industriali a Capri ha detto senza mezzi termini, riferendosi alle scelte governative, che “la ricchezza del Paese non la fai con l’Irpef o le pensioni”. Una bordata nei confronti del populismo fiscale del governo Meloni non da poco.

La considerazione del Presidente di Confindustria è difficilmente contestabile e centra il bersaglio di una finanziaria molto modesta sul piano industriale, ma non solo per il 2026. In effetti, a ben vedere la politica industriale è stata la cenerentola delle ultime finanziarie. Forse il governo ha lasciato questo compito ai fondi del Pnrr. Di certo non sono mancate solo le risorse, ma anche quella visione di insieme che Orsini vorrebbe dalla politica. Detto questo, cioè che la politica ha abbandonato l’industria al suo destino/declino, quali sono state le proposte di Confindustria nel recente passato e quali sono quelle future? Qui l’analisi si fa interessante.