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11 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:33

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha chiuso il tradizionale convegno dei Giovani Imprenditori a Capri lanciando un nuovo avvertimento al governo, un “grido d’allarme” basato su “numeri oggettivi”, ha detto. Il leader degli industriali chiede una manovra finanziaria “poderosa”, che guardi a un orizzonte di medio periodo perché con un esecutivo stabile c’è “l’obbligo di avere una visione industriale del Paese almeno a tre anni”.

Richieste che si inseriscono in un clima di tensione pre-manovra, come dimostra lo scambio a distanza dei giorni scorsi col ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Contestando la linea del rigore, Orsini aveva dichiarato che, sebbene scendere sotto il 3% di deficit sia positivo, “a noi non serve un ministro della copertina più bella d’Europa”. Riferimento esplicito al riconoscimento di Giorgetti dalla rivista The Banker che lo ha incoronato “ministro delle Finanze dell’anno”. Senza citare Orsini, Giorgetti aveva replicato rivendicando la sue responsabilità: “I ministri, soprattutto quelli dell’Economia, sopportano l’onere politico di dire molti ‘no’, un peso ben maggiore del prestigio effimero di una copertina internazionale”. Aggiungendo che ” conti pubblici in ordine sono un vantaggio per tutti”, anche per le imprese. Pari e patta? Nemmeno per sogno. A Capri il presidente degli industriali ha rilanciato: “Se facciamo come l’anno scorso…”. Poi, sottolineando l’assenza di Giorgetti, il cui intervento è stato prima posticipato e poi annullato, ha detto di augurarsi che il motivo fosse che “stanno lavorando a costruire una misura solida e che abbia una visione a lungo termine”. Frecciate a parte, la richiesta è quella di concentrarsi su “ciò che genera reddito e capacità di distribuzione, e viene dalle imprese e dall’industria”. Perché “la ricchezza del Paese non la fai l’Irpef o con le pensioni, ma la fai generando del lavoro e rendendo questo Paese competitivo”. E siccome “con 16 miliardi la coperta è corta”, meglio mettere “al centro gli investimenti per le imprese e per le industrie perché oggi la competizione è sfrenata”.