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Uno studio brasiliano afferma che i dolcificanti potrebbero avere un ruolo nel declino cognitivo delle persone sotto i sessant'anni. Demonizzare però non va bene

I dolcificanti rappresentano per alcune persone un modo per evitare lo zucchero: accade in presenza di alcune patologie, oppure per una questione di gusto personale o ancora perché si è a dieta. Tuttavia uno studio del 2025 stabilisce un probabile legame tra consumo elevato di dolcificante e declino cognitivo.

È stato pubblicato sulla rivista Neurology lo studio dal titolo “Association Between Consumption of Low- and No-Calorie Artificial Sweeteners and Cognitive Decline”. La ricerca ha seguito in un arco di 8 anni 12.772 soggetti adulti, in Brasile e con un'età media di 52 anni. Ai soggetti è stato permesso il consumo di sette dolcificanti artificiali (ovvero aspartame, saccarina, acesulfame-K, eritritolo, xilitolo, sorbitolo e tagatosio), che vengono solitamente utilizzati in cibi ultra-processati, dalla soda alle merendine e in altre parole. Nello studio però non erano inclusi tutti i dolcificanti esistenti in commercio.