Trump è l’artefice della pace fra Palestina e Israele ma anche l’Italia ha fatto la sua parte.

«Innanzitutto bisogna dire un enorme grazie a Trump, ma lo direi se ci fosse ancora Biden, se avesse vinto la Harris o se stesse governando Obama. Perché è probabilmente uno dei conflitti più antichi, più sanguinosi e più complessi ancora da risolvere, perché abbiamo messo un mattoncino, c’è ancora la casa da costruire però questo mattoncino nella storia non era mai stato messo. Il governo italiano ha contribuito con la sua prudenza senza lanciarsi in riconoscimenti della Palestina che sembrava lo sport del momento di governanti in difficoltà in casa loro; non capendo che così facendo la allontanavi la pace. Devo dire che oltre a Trump il custode è il Santo Padre che anche ieri ho avuto l’onore da ministro di sentire a pochi metri di distanza con parole chiare sul presente, sul passato e sul futuro, sulla convivenza, l’obiettivo dei due popoli, due Stati che prevede appunto lo sradicamento di Hamas. Secondo me è ontologicamente e socialmente sbagliato mettere sullo stesso piano, come fanno molti giornalisti in Italia, Netanyahu e Hamas. C’è un governo di un paese democratico dove la gente protesta contro il governo cosa che è lecita e dall’altra c’è un’organizzazione terroristica che sta giustiziando in piazza quindi non puoi mettere sullo stesso tavolo un governo che ti può stare simpatico o antipatico e un’organizzazione terroristica».