Roma, 18 ott. (askanews) – Il successo del piano di Donald Trump per la pace tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza è “ancora legato a un filo”, ma il cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi, il ritiro graduale delle forze israeliane erano “obiettivi inimmaginabili solo fino a poche settimane fa” e così oggi è il giorno in cui parlare di “un futuro che non è più affidato solo alla forza delle armi”: “è ovvio che dovrà esserci un governo di palestinesi perché l’obiettivo è quello di dar vita ad uno Stato palestinese che sia riconosciuto da Israele, che riconosca Israele e visto che le cose stanno lentamente migliorando si avvicina anche il riconoscimento da parte dell’Italia dello Stato” palestinese. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito mercoledì 15 ottobre in Parlamento sulla situazione a Gaza e lo ha fatto condividendo “un sentimento di sollievo e di speranza” che lo spinge a guardare oltre l’attuale situazione sul terreno, verso un futuro di pace per il popolo palestinese.

Secondo il ministro, molte sono le variabili che ancora non sono state definite, “dal ritorno delle salme degli ostaggi assassinati fino alle modalità effettive dello smantellamento della struttura militare di Hamas o di quello che ne resta”. Ma molti sono anche i passi avanti compiuti, grazie alla “leadership degli Stati Uniti” e al ruolo svolto dai mediatori di Egitto, Qatar e Turchia. “I loro sforzi”, ha precisato, “si sono rivelati cruciali per l’esito positivo dei negoziati”. Insomma, oggi finalmente ci sono le condizioni per una Gaza liberata “dall’incubo” di Hamas e affidata provvisoriamente ad un controllo internazionale con l’attiva partecipazione dei paesi islamici. Tutto questo, secondo Tajani, “nella prospettiva di giungere ad uno Stato palestinese vero, democratico, pacifico, non confessionale, affidato ad un’autorità nazionale palestinese profondamente rinnovata negli uomini e nei metodi”.