Il tema dell'intelligenza artificiale generativa porta con sé domande scomode, fastidiose, che a volte fanno persino paura. Una tra le più frequenti nel dibattito internazionale sull’intelligenza artificiale è quella che risuona in testa quando usiamo ChatGPT, Gemini, Copilot e tools del magico mondo Llm: ma il chatbot con cui sto parlando è cosciente? Sa comprendere le mie emozioni, mi capisce, magari mi vuole bene? E cosa potrebbe fare da solo un giorno, senza che nessuno glielo chieda? Insomma, l’AI ha una coscienza? E se oggi non ce l’ha potrebbe averla un giorno?
A queste domande hanno dato una loro risposta sei pesi massimi italiani del mondo scientifico nel dibattito “A.I. Coscienza” che si è svolto sabato 4 ottobre nell'auditorium Santa Chiara di Trento, in una sala gremita da oltre 800 persone. A rispondere, Federico Faggin, Maria Chiara Carrozza, Giulio Tononi, Marcello Massimini, Roberto Battiston e Paolo Traverso.
La risposta, in generale, è no: l’AI non ha una coscienza e non potrà averla in futuro. Ma c’è molto da sapere su quello che è un'intelligenza artificiale generativa e su quello che potrà fare. Esperti in discipline tecniche eterogenee come neuroscienza, robotica, fisica, psichiatria, gli scienziati sul palco di Trento hanno trattato con note di filosofia e pragmatismo le potenzialità di una AI generativa cosciente.






