Sulla roulette di Montecarlo stavolta esce il nero. Da un po’, per tre volte di fila, era toccato al rosso. Non ieri sera, con una vincita stellare, che non ha ombre. Rimanendo in metafora, un numero pieno. Ma non è stato un colpaccio da casinò. Poteva essere più larga, la matura vittoria bianconera, meno spasmodica, se la fatica di una partita estrema e il braccio corto di chi stava per farla grossa non avessero imbastito i nervi negli ultimi minuti, con Monaco furiosa, precisa e in odor di abbordaggio. Fa niente, è andata lo stesso.

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Dopo il Real Madrid, cade nella torrida bomboniera del PalaDozza anche la vicecampione d‘Europa. Stramazza Mirotic, l’ultimo ad arrendersi, scivola via sui nervi tesi James, non aggiungono altro gregari che si trovano a rincorrere, per eterni 36 minuti, la partita che mai pensavano di dover inseguire.

E invece. La Virtus è stata magnifica a tutto campo. In area di più, dall’arco pure. Ha concesso tiri disagevoli a chi s’avventurava nel suo fortino, ha stravinto a rimbalzo, è partita con folate vertiginose.

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