FELTRE - Una vasocostrizione che limita il sanguinamento e una "botta adrenalinica" che permette di non sentire dolore e di reagire all'evento traumatico: ecco cosa ha permesso all'84enne feltrino di salvarsi la vita. La storia dell'anziano vittima lunedì di un trauma gravissimo, all'apparenza fatale per le circostanze in cui è avvenuto, ha fatto notizia. Pur nella tragicità dell'evento, infatti, molti si sono chiesti come Lino sia riuscito, dopo essersi tranciato un braccio con la sega circolare, a spegnere tutto, salire sul trattore e guidare per quasi 2 chilometri fino al paese dove ha chiesto aiuto. Sul punto risponde Silvia Tesser, primario del reparto di anestesia del San Martino di Belluno, che spiega quali meccanismi si innescano in situazioni come questa.
«L'uomo ha vissuto un evento traumatico causato da una sega circolare e questo gli ha consentito in un certo qual modo di salvarsi. Il calore, la frizione, il fatto che non abbia subito un taglio netto ma una lacero-contusione, ha determinato, a livello di arteria omerale, una vasocostrizione che comporta la temporanea riduzione del sanguinamento arterioso. Continua quello venoso che però è meno impattante». Questo è un fattore protettivo che scatta e che permette, in situazioni così estreme, di arginare la perdita ematica che altrimenti sarebbe mortale. Paradossalmente, se si fosse fatto un taglio netto con il coltello staremmo raccontando una storia completamente diversa».






