Era fuggito dal suo paese perché omosessuale, EJ. Qui in Italia voleva essere libero di amare. Ma è finito nel Cpr di corso Brunelleschi e lo scorso 26 settembre è stato rimpatriato in Gambia dove essere gay può costare l’ergastolo. A denunciarlo adesso è Arcigay Torino, tramite gli avvocati Simona Rullo e Andrea Giovetti, che seguivano la vicenda, insieme.
L’uomo, una volta portato nel Centro avrebbe presentato una nuova domanda di asilo politico, motivata dal suo orientamento sessuale. “Ma non solo non è stato riconosciuto dalla commissione territoriale come persona appartenente alla comunità Lgbtq+, ma è stato deportato in Africa a soli quindici giorni dall’udienza per il ricorso contro la decisione di rigetto”, sottolineano i legali.
Questo è uno dei tanti episodi di rimpatrio di persone omosessuali. “In altri casi non è stato garantito il diritto d’asilo – spiega Lara Vodani, presidente di Arcigay Torino – Il codice penale gambiano punisce l’omosessualità come un atto “contro natura”, con pene fino all’ergastolo. Si tratta di un rischio concreto per la vita e la libertà della persona rimpatriata”.
Vodani aggiunge: “Le persone migranti razzializzate non sono tutelate in Italia, e chi appartiene alla comunità Lgbtqi+ subisce una doppia discriminazione: per la propria origine e per la propria identità. Il caso del signor E.J. mostra come, ancora una volta, non sia stata rispettata la dignità della persona. È stato rimpatriato verso un Paese in cui sarà perseguitato”.






