Il tribunale del riesame di Palermo ha annullato l’arresto e scarcerato il 25enne senegalese arrestato nel gennaio scorso a Imperia dai poliziotti del servizio centrale operativo di Roma, della Sisco di Palermo e della squadra mobile con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carattere transnazionale e sequestro di persona a scopo di estorsione. Il giovane, difeso dall’avvocato Ramadan Tahiri del foro di Imperia, ha fatto rientro nei giorni scorsi a casa, dove è stato accolto con un grande abbraccio dai colleghi di lavoro. Sono stati proprio i datori di lavori del nordafricano i primi a sostenere l’innocenza del 25enne e ad interessarsi alle sorti del procedimento penale.

L’inchiesta che vede indagato il giovane senegalese ha preso il via dopo uno sbarco di migranti avvenuto a Lampedusa (Agrigento) il 25 agosto 2022. Gli investigatori hanno ricostruito il ruolo dell’uomo, affiancato da due complici, all’interno dell’organizzazione criminale che ha gestito il viaggio clandestino verso le coste italiane. In particolare, tramite le testimonianze rese dai migranti sbarcati, si è appurato che i tre sarebbero giunti illegalmente in Italia con la stessa traversata e che il 25enne residente a Imperia sarebbe stato il carceriere del campo di detenzione di Zuwara (Libia) e l’autore di gravi violenze fisiche (con cinture e tubi di gomma) e psicologiche nei confronti delle persone detenute, con l’obiettivo di estorcere soldi alle famiglie, necessari per il loro imbarco verso il territorio italiano. Nel dettaglio, il 25enne è accusato di aver «sequestrato per rilevanti periodi di tempo un numero indeterminato di migranti condotti dal Bangladesh in Libia al fine di raggiungere le coste italiane, rinchiusi in campi di prigionia dislocati in territorio libico e gestiti da vari trafficanti». L’arresto è stato disposto dopo che 12 migranti lo avevano riconosciuto «come colui che usava violenza nei loro confronti, carceriere nei campi in Libia, torturatore che li minacciava costringendoli a pagare ingenti somme di denaro per l’organizzazione».