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L'autrice Leila Slimani racconta l'esperienza "rinchiusa" da sola a Punta della Dogana a Venezia
Il profumo che i fiori hanno di notte (La nave di Teseo, pagg. 112, euro 16) è quello dei gelsomini, e Leila Slimani lo sentiva invadere le sue narici le sere in cui rientrava di nascosto a casa sua, a Rabat, quando ancora viveva in Marocco. Il suo nome, Leila, significa "notte". E una notte è quella che la scrittrice ha trascorso, qualche anno fa, chiusa nel museo di Punta della Dogana, a Venezia, e da cui è scaturito questo libro breve, con cui ci porta un po' nel suo Marocco, un po' a Venezia e un po' a Parigi, dove vive ormai da vent'anni, e dove è riuscita a fare della scrittura il suo mestiere (ha anche vinto un Goncourt per lo sconvolgente Ninna nanna).
Leila Slimani, perché questo libro, che ha per protagonista la scrittura stessa?






