Un’esperienza che manca ai residenti del centro di Palermo è l’arrivo in massa delle forze dell’ordine che a tappeto controllano le strade, le case, i negozi, le cantine. Il tutto per scovare eventuali reati o illeciti amministrativi. Accade sempre nei rioni popolari, solo lì. Accade allo Zen. Il quartiere ha messo insieme un numero preoccupante di delinquenti. Non ultimo, Gaetano Maranzano, l’assassino di Paolo Taormina, il giovane esercente “reo” di aver provato a sedare una rissa nel centro storico. Lo Zen – dov’è in corso una faida tra criminali che si contendono racket, spaccio di droga e compravendita di armi – inevitabilmente è sotto la sorveglianza delle forze dell’ordine.

Lo sanno bene i delinquenti che avvelenano il quartiere e lo sanno anche le cittadine e i cittadini che allo Zen vivono e che per lo Zen sognano un futuro di civiltà e normalità. Cittadine e cittadini che in silenzio e con la morte nel cuore domenica mattina si sono visti costretti ad aggiungere l’ennesima tragedia alla storia della loro borgata. Cittadine e cittadini che timidamente sui social network provano a offrire la loro versione del quartiere e che implorano (senza successo) l’intervento dello Stato. Da dieci anni lo Zen attende la sua piazza con aree verdi e spazi per il gioco. Una battaglia che “Repubblica” ha fatto propria. Finalmente in Consiglio comunale è stato avviato l’iter per la gara d’appalto. Ma ci vorrà ancora tanto tempo.