Dopo quasi tre anni di silenzi, di «mancata interiorizzazione delle proprie responsabilità», e di indifferenza stigmatizzata in primo grado, Sara Cherici ha gettato la maschera dell’indifferenza pronunciando per la prima volta un cruciale "noi". Di fronte alla Corte d’Appello di Torino, la ragazza condannata in primo grado a 16 anni di carcere per concorso morale nell’ormai famigerato lancio della bici dai Murazzi, ha reso dichiarazioni spontanee e si è rivolta direttamente alla vittima, Mauro Glorioso, e alla sua famiglia:

«Chiedo scusa a Mauro e alla sua famiglia per tutto il dolore che stanno vivendo e che gli abbiamo causato da quella sera».

Il fatto e la colpa

Un cambio di atteggiamento apprezzato dalla Corte che, al termine del processo, ha confermato la condanna della ragazza ma ha ridotto la sua pena dai 16 anni iniziali ai 14 anni di oggi.

Sara Cherici non ha mai preso parte attiva all’azione che quella notte portò un gruppo di suoi amici a lanciare una bici a noleggio dalle murate che corrono lungo il Po direttamente sulle persone in fila davanti a un locale notturno, centrando in pieno Glorioso, studente di 20 anni, e rendendolo invalido. La sua colpa è ed è sempre stata quella di aver concorso moralmente a quel gesto e di non aver in seguito denunciato quanto era accaduto. Addirittura cancellando i messaggi nei giorni successivi per cercare di nascondere le responsabilità.