Il terreno sotto i mercati finanziari è sempre più instabile. Questa è la diagnosi netta e allarmante che emerge dall’ultimo Global Financial Stability Report (GFSR) del Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Nonostante un’apparente calma, con prezzi degli asset rischiosi elevati e condizioni finanziarie più morbide rispetto ai mesi passati, si cela un sistema globale nelle mani di fragilità sostanziali e crescenti. Tobias Adrian, capo del dipartimento dei mercati finanziari del Fmi, avverte: “La crescita degli intermediari non bancari sta rivelando nuovi rischi di stabilità finanziaria che possono rapidamente travolgere il sistema bancario tradizionale”. Una frase che sintetizza il cuore di un pericolo che attraversa mercati e istituzioni nei quali realtà un tempo marginali sono divenute protagoniste dell’equilibrio finanziario globale.
Il fenomeno degli intermediari finanziari non bancari (NBFI) è infatti uno dei fattori più rilevanti nella ridefinizione del rischio sistemico. Gli NBFI comprendono fondi di private equity, fondi di private credit, veicoli immobiliari e altri soggetti che fungono da market maker e fornitori di liquidità, ma che non raccolgono depositi come le banche. Nel corso degli ultimi anni, hanno raggiunto una quota di attività molto significativa, pari a quasi la metà delle attività finanziarie globali totali. L’elevata esposizione degli istituti bancari europei e americani verso questi soggetti rappresenta un elemento di particolare vulnerabilità. Nel rapporto si rileva che “in numerose banche le esposizioni verso NBFI superano il capitale di Tier 1, un segnale chiaro di potenziale rischio di contagio sistemico”. Le banche più esposte adottano finanziamenti all’ingrosso, strumenti più volatili e meno affidabili in fasi di stress finanziario. Adrian sottolinea come in questo contesto “uno shock improvviso ai non-banks potrebbe tradursi in forti ripercussioni per il sistema bancario, compromettendo i ratio patrimoniali e la liquidità”.










