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Ultimo aggiornamento: 7:45

Sono assolutamente convinto del fatto che sia opportuno essere contenti dell’accordo raggiunto tra Israele e Hamas che sta consentendo all’eroico e sfortunato popolo palestinese di vivere una tregua al genocidio, che – bisogna augurarsi – sarà più lunga e completa possibile. Al tempo stesso è necessario non illudersi e continuare e anzi intensificare la mobilitazione contro il genocidio stesso, i suoi autori e complici, che vanno necessariamente neutralizzati e puniti. Trump, che è psicopatico ma non scemo (in questo differente dagli psicopatici scemi che affollano le cosiddette classi dirigenti europee) ha evidentemente capito che il massacro del popolo palestinese si stava rivelando troppo costoso per l’Occidente e la sua purulenta appendice israeliana e ha convinto Netanyahu ad assumere un atteggiamento apparentemente più malleabile.

Ma i nodi di fondo restano insoluti e non si può certo mettere la mano sul fuoco sul fatto che la tregua reggerà. I precedenti, sia di Trump che di Netanyahu, non sono certo incoraggianti. Tre temi appaiono decisivi: a) la consegna delle armi da parte dei gruppi palestinesi, che hanno condotto una strenua resistenza, prevista, regolata e legittimata dal diritto internazionale, all’occupante, che non può certo avvenire senza garanzie solide e di lunga durata; b) il mancato rilascio di figure chiave per il futuro dell’area come Marwan Bargouthi, Ahmed Sadaat, i dottori Hussam Abu Safia e Marwan al-Hams e altri; c) soprattutto il diritto dei palestinesi, in tutti i territori occupati, a decidere il loro destino scegliendo liberamente un governo di propria fiducia.