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Ultimo aggiornamento: 7:55
Quante volte avete sentito dire da un politico abituato a riempire ampolle di vetro con acqua del Po frasi del tipo: ‘Basta assistenzialismo ai meridionali, quelli non sanno nemmeno spendere i soldi che gli mandiamo’? In effetti, la vulgata dominante è quella che vede il tipico politicante meridionale fregarsi o dilapidare i fondi che arrivano da Roma, con la piena complicità del ‘terrone’ che lo vota. E se invece fosse l’esatto contrario? Se l’incapacità (leggasi volontà) di drenare risorse ai bisogni dei cittadini meridionali derivasse proprio da chi occupa gli scranni del potere centrale, magari avvezzo a idolatrare personaggi mai esistiti come Alberto da Giussano?
Per fugare questo dubbio basterebbe monitorare una delle dotazioni più importanti previste per chi nasce sotto il Garigliano, cioè il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc), strumento finanziario attraverso cui lo Stato attua le politiche di coesione. Pensate un po’: solo le leggi di bilancio 2021 e 2022 hanno disposto un’assegnazione di 73,5 miliardi di euro! Nel dettaglio, ad oggi le programmazioni sono due, 2014-2020 e 2021-2027, e l’aspetto peculiare è che l’utilizzo di queste risorse, incrementate nel tempo, sono vincolate per legge: l’80% della dotazione deve finanziare investimenti nelle aree del Mezzogiorno e il 20% progetti nelle aree del Centro-nord.






