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A novembre al Cairo la conferenza per edificare la nuova Striscia. Trump: "Abbiamo dato l'approvazione al gruppo palestinese per un periodo limitato. Andrà bene"

Meloni e Al Sisi promossi, Macron rimandato: questi i "voti" di Donald Trump dopo il sigillo sull'accordo di pace su Gaza firmato dal presidente americano, dall'Egitto, dal Qatar e dalla Turchia. A novembre si terrà al Cairo una conferenza sulla ricostruzione della Striscia. Sarà quello il primo banco di prova "politico" per capire i valori in campo e la distribuzione effettiva dei ruoli da parte del pivot alla Casa Bianca che ha segnato i tempi del vertice di Sharm. La firma di ieri porta in grembo vari aspetti, non solo tecnici, della questione ma anche geopolitici e infrastrutturali. Non a caso Trump ha ammesso apertamente che "sappiamo tutti come ricostruire, e sappiamo come costruire meglio di chiunque altro al mondo". L'investitura trumpiana di Abdel Fattah al-Sisi è un elemento preciso da tenere in considerazione nell'economia complessiva dell'accordo, perché riguarda l'ambiente sociopolitico in cui il piano ha preso forma. L'uomo forte del Cairo è cerniera con una serie di mondi interconnessi e non a caso ha messo l'accento sulla soluzione dei due stati, "creando un orizzonte politico essenziale".